Collage di fotografie con effetto vintage

Questa è una storia che parla di “aiuto doppio”, parla di volontariato che fa bene a chi lo riceve, ma anche a chi lo fa. È la storia di Maria Luisa, dal 2016 volontaria di ASP Terza Età e ormai molto di più: non è esagerato definirla una delle colonne del Centro.

Quando il dolore ti chiude in casa

Questa storia comincia molto prima dell’approdo al Centro, in un momento in cui la vita le aveva tolto il terreno sotto i piedi.

La depressione è arrivata dopo la morte del marito. Un dolore profondo, che l’ha portata a chiudersi in sé stessa. Le giornate si facevano lunghe, il silenzio ancora di più.

Poi un primo spiraglio: l’esperienza a Casa Noemi, una struttura che accoglieva temporaneamente persone anziane indigenti o sole. Quel luogo oggi non esiste più, ma per Maria Luisa è stato un punto di svolta.

Lì ha riscoperto qualcosa che in realtà aveva sempre avuto dentro: la voglia di aiutare. Da giovane era già stata volontaria della Croce Bianca. Prendersi cura degli altri, in fondo, era sempre stato parte di lei.

“Era come un’oasi”

L’approdo in ASP Terza Età ha cambiato tutto. «Era come un’oasi. Mi sentivo bene a stare in mezzo alle persone»: chiacchiere, piccoli problemi da risolvere, mani da stringere, sorrisi da ricambiare. E una frase che dice tutto: “Mi dimentico dei miei problemi. Se mi fermo e penso, c’è la depressione in agguato.”

Il volontariato non cancella il dolore. Ma lo mette in prospettiva. Ti sposta lo sguardo. Ti rimette in movimento.

Una donna che tiene un bambino in un prato

Una seconda casa

Col tempo, in ASP le responsabilità sono cresciute. Oggi Maria Luisa è un punto di riferimento: coordina le volontarie che organizzano gli accompagnamenti, trova soluzioni, inventa attività. Prepara cartelle e premi per la tombola (e sì, la tombola qui è una cosa serissima!), organizza corsi, segue le attività del centro di ascolto e della distribuzione dei pacchi viveri.

Ha persino rivoluzionato le abitudini: prima si facevano cene, ma molti anziani la sera non hanno i mezzi e la possibilità di uscire. Così lei ha “inventato” i pranzi. Risultato? Più partecipazione, più allegria, più tavoli pieni.

Organizza giochi, uscite a teatro. E ha coinvolto anche la sorella, che oggi dà una mano come autista: quando qualcosa ti fa stare bene, viene naturale condividerlo.

Una donna e un uomo in una vecchia foto

“Gli anziani vogliono chiacchierare”

Maria Luisa lo dice con semplicità: “Gli anziani hanno voglia di chiacchierare e tanto più hanno voglia quando incontrano persone empatiche. Ma ascoltarli e aiutarli fa bene anche a me. Mi fanno capire che apprezzano, mi portano regalini. Ma non sono la sola: molti volontari arrivano da vissuti di sofferenza e c’è chi ha tanta voglia di aiutare.”

È uno scambio continuo. Loro ricevono ascolto, presenza, compagnia. Lei riceve affetto, senso, energia.

Allenare la mente, allenare la vita

Tra i progetti più belli ci sono i laboratori per allenare la mente. Un’iniziativa nata anche grazie ai suggerimenti di una psicologa che ha seguito il Centro per un breve periodo di tempo, grazie  alla collaborazione con il Policlinico di Milano.

Il messaggio è chiaro: tenere attiva la mente è il modo migliore per restare in forma e ritardare l’invecchiamento cerebrale. E allora via con attività, giochi, esercizi che stimolano memoria e attenzione. Sempre con leggerezza, sempre insieme.

Guardando avanti

Il consiglio direttivo dell’associazione ha concepito un nuovo progetto : organizzare volontari che vadano a prendere a casa le persone che non riescono a raggiungere il Centro in autonomia, e poi le riaccompagnino. Una sorta di servizio taxi per includere, o meglio per evitare che qualcuno resti escluso per una semplice difficoltà logistica. A Maria Luisa è stato affidato il compito di realizzarlo.

Ecco: questa è la storia di Maria Luisa, una storia che ci ricorda che stare insieme è una cura e che, per uscire dal proprio buio a volte basta accendere una luce per qualcun altro.