C’è chi al volontariato arriva per dare una mano e scopre, strada facendo, di averne ricevuta una. È la storia di Vittoria, dal settembre 2024 volontaria di ASP Terza Età: arrivata quasi per caso, oggi è una delle persone alle quali ci si può rivolgere con fiducia.
Una porta che si apre per caso
All’inizio non c’era nessun piano. Vittoria frequentava un corso di ginnastica, e fu un’altra volontaria a parlarle del Centro, a dirle quel “vieni a lavorare” che – ma lo avrebbe scoperto poi – le avrebbe modificato una parte importante della vita.
È bastato l’affiancamento di chi c’era già, qualche giorno a guardare come funzionavano le cose. E poi la scoperta, anzi la conferma: il lavoro d’ufficio le piace. Le piace l’ordine delle pratiche, il ritmo delle cose fatte bene, la soddisfazione di un archivio che torna.
Da lì, un passo dopo l’altro, le mansioni sono cresciute. Oggi Vittoria è responsabile dell’archivio della privacy, segue i corsi in tutto il loro dipanarsi, iscrizioni, frequenza, pagamenti, e dà una mano nell’amministrazione dei pacchi alimentari . Una factotum, nel senso più ampio del termine: Vittoria sa dove sta ogni cosa, come fare ogni cosa, come organizzare ogni cosa.
Da educatrice a funzionaria, fino a qui
La cura degli altri, in realtà, è il filo di tutta la sua vita. Quando comincia a lavorare, Vittoria sceglie di essere educatrice di asilo nido. Nel 2005 arriva il concorso da funzionaria dei servizi educativi al Comune di Milano.
Una carriera spesa accanto a chi cresce, prima di ritrovarsi, in una nuova stagione, accanto a chi invecchia. Cambiano le età, ma non il filo conduttore: essere accanto.
"Tu sorridi sempre, tu sei gentile"
Se c’è una cosa che la gratifica è l’apprezzamento delle persone. «Le persone mi riconoscono, tu sorridi sempre, tu sei gentile, mi dicono». È il riconoscimento perfetto per chi fa volontariato, per chi, come dicevamo, “è accanto”.
Chi la frequenta la descrive così: disponibile, precisa, responsabile, ordinata, affidabile. Un po’ smemorata magari, dicono con un sorriso, ma una donna che porta allegria e della quale ci si può fidare.
Sembrare forti, sapersi fragili
Vittoria di sé dà un ritratto più sfumato, e più onesto. Smemorata no, dice. Accogliente, quello sì. «Sembro forte, ma sono molto più fragile. Ecco perché sto qua.»
È un pensiero che vale la pena di fermare un attimo. Vedere la fragilità degli altri, racconta, la solleva dalla propria: aiutare diventa il modo per non restare schiacciata dal peso che si porta dentro. Non una fuga, ma un equilibrio. Il filo che tiene insieme le cose, appunto.
Quello che hai visto non lo dimentichi
C’è un episodio che le è rimasto impresso. È andata a casa di alcune persone per far firmare i moduli dei pacchi viveri, ed è tornata con un’immagine che non l’ha più lasciata: appartamenti curati, dignitosi, dentro a palazzi degradati. La dignità che resiste anche dove tutto intorno cede.
Vittoria è un’osservatrice. Guarda, registra, capisce. E quello che ha visto le ha confermato che vale la pena esserci.
"Io sto bene qui"
Lo dice senza giri di parole: «Io sto bene qui. Quando non mi fanno arrabbiare», aggiunge ridendo. Perché il bello, oltre alle persone aiutate, è anche il gruppo: il rapporto tra le volontarie è piacevole, si vedono volentieri, unite nel seguire uno scopo comune.
Ecco: questa è la storia di Vittoria. Una storia che ci ricorda che a volte ci si prende cura degli altri anche per prendersi cura di sé, e che la gentilezza — quella vera, quotidiana — è una cosa che torna sempre indietro.
